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Una Gio­stra con quat­tro Ca­val­li

Cambiamo re­gi­stro; cer­che­rò ora di es­se­re bre­ve e com­pren­si­bi­le, an­che se un ap­pro­fon­di­men­to ri­chie­de­reb­be un se­con­do trat­tato.

Ri-par­tia­mo dal­le fon­da­men­ta. L´idea sug­ge­ri­ta da anni - come ho già ri­mar­ca­to - era quel­la di e­di­fi­ca­re una sor­ta di pi­ra­mi­de fun­zio­na­le, gra­zie alla qua­le ca­ri­ca­re, rie­qui­li­bra­re e raf­for­za­re i no­stri cen­tri vi­ta­li, che sono più d´uno lun­go la spi­na dor­sa­le come for­se sa­prai, fino a ri­ge­nerarli in fun­zio­na­li­tà e sta­bi­lizzarli nell´ef­fi­cenza.


Alla base di tut­to c´è… la base, come in una pi­ra­mi­de. Una base qua­dra­ta, che rap­pre­sen­ta lo spa­zio ter­re­no, con i suoi an­go­li come pun­ti car­di­nali.
Po­trei pro­dur­re al­tri gra­fi­ci per il­lu­stra­re il pro­ces­so, ma non vi è nul­la in ciò che se­gue, che la na­tu­ra­le in­tu­i­zio­ne non pos­sa im­ma­gi­na­re e far pro­prio.

Que­sti quat­tro ver­ti­ci non sono pun­ti in­dif­fe­renziati ma, come le quat­tro sta­gio­ni, rap­pre­sen­tano im­pli­ci­ta­men­te fun­zio­ni con­trap­po­ste e com­ple­men­ta­ri; tan­to da e­vo­ca­re i quat­tro E­le­men­ti ben co­no­sciu­ti da tut­te le an­ti­chi­tà, non come ar­che­ti­pi a­strat­ti ben­sì come veri e pro­pri car­di­ni del­la re­al­tà tan­gi­bi­le; e tant´è. La no­stra scien­za, pia­no pia­no, ci sta ar­ri­vando.
In­gre­dien­ti es­sen­zia­li del­la vita, per come sono di­stri­bu­i­ti nel­lo stes­so Zo­dia­co, sono i fat­to­ri pri­mi ai qua­li volgerci al fine di ot­te­ne­re il loro sup­por­to e­di­fi­can­te. Per me­glio dire rav­vi­var­lo, po­i­ché tale com­pi­to lo svol­go­no sul­la no­stra strut­tu­ra da quan­do sia­mo nati e cre­sciu­ti. I­nol­tre per­man­go­no den­tro di noi, nel no­stro es­se­re ul­tra-fi­si­co sot­to for­ma di cen­tri di­stin­ti, al mas­si­mo li­vel­lo di ef­fi­cen­za; ma non è que­sta la sede per ad­den­trar­si, né il mo­men­to (Sono già sta­ti am­pia­men­te de­fi­ni­ti nel mio sag­gio).

Quel che oc­cor­re in ogni caso è pren­de­re atto del­la loro e­si­sten­za an­che solo po­ten­zia­le, giac­ché lo stes­so rac­con­to o­ri­gi­na­le del 1938 li in­tro­du­ce, per sa­pe­re a cosa ri­vol­ge­re la no­stra a­zio­ne. In­fat­ti, per ri­chiamarli, non do­vre­mo far al­tro che im­po­sta­re dei mo­vi­men­ti, uno per cia­scun e­le­men­to, che si e­spri­ma­no come pa­ro­le pro­nun­cia­te dal no­stro cor­po, at­tra­ver­so una ge­stua­li­tà che as­som­ma la stes­sa va­len­za di una for­mu­la pro­nun­cia­ta all´e­tere. Come que­sto av­ven­ga, o se sia più o meno pos­si­bi­le, o sen­sa­to, la­sciamolo al dopo.
Non ci ser­ve la ra­zio­na­li­tà, che non rin­gio­va­ni­sce nes­su­no, ma la sem­pli­ce e­se­cu­zio­ne e la spe­ri­men­ta­zione.
In un se­con­do tem­po, se ne sen­tiremo la ne­cesssità, po­tre­mo par­lar­ne, ma solo alla con­di­zio­ne che ciò non vada ad in­qui­na­re il si­len­zio in­te­rio­re, es­sen­zia­le al con­se­gui­men­to di qua­lun­que pra­ti­ca di tipo e­ner­ge­ti­co; e que­sto, te­niamolo ben pre­sen­te, è an­cor più dif­fi­ci­le che man­te­ner­si gio­vani.
Que­ste no­stre con­si­de­ra­zio­ni in­fat­ti han­no il solo sco­po di ren­de­re chia­ro ciò che dob­bia­mo fare e non deb­bo­no di­ven­ta­re og­get­to di ir­ri­gi­di­men­to. In ef­fet­ti po­trei u­sa­re an­che me­ta­fo­re del tut­to di­ver­se, per de­scri­ve­re lo stes­so pia­no di a­zione.

I quat­tro mo­vi­men­ti do­vran­no es­se­re e­se­gui­ti uno dopo l´al­tro in una se­quen­za re­go­la­re e ri­pe­tu­ta sem­pre u­gua­le. Cia­scu­no cor­ri­spon­de ad uno dei ver­ti­ci del­la no­stra base qua­dra­ta, ed e­vo­ca­re l´e­le­men­to che rap­pre­sen­ta e gli è con­so­no. La loro al­ter­nan­za è: Ter­ra, Fu­o­co, Ac­qua, Aria.
Ogni e­se­cu­zio­ne del­la se­quen­za e­qui­var­rà quin­di vir­tual­men­te - più an­co­ra che sim­bo­li­camente - ad un in­te­ro ci­clo sta­gio­na­le, ma an­che gior­na­lie­ro dal mo­men­to che il con­cet­to è il me­de­si­mo: an­che le gior­na­te sono im­per­nia­te su­gli stes­si quat­tro car­di­ni, mez­za­not­te, alba, mez­zo­gior­no e tra­monto.
Per in­ci­so, sono le basi del­la vera A­stro­lo­gia.

Pro­iet­ta­ti i quat­tro mo­men­ti che get­ta­no la base, re­sta da riu­nir­li in una u­ni­ca di­men­sio­ne spa­zio-tem­po­ra­le, il che si at­tua re­a­liz­zan­do il loro ver­ti­ce, o me­glio vor­ti­ce: l´a­pi­ce del­la pi­ra­mi­de, che sta in alto, alla te­sta e che con­fe­ri­sce strut­tu­ra per così dire so­li­da, ma an­che di­na­mi­ca alla fi­gu­ra, ri­spec­chiandola nel­lo spa­zio e non solo quel­lo noto a tre di­men­sio­ni, ma an­che ol­tre. For­se il gran­de mo­men­to sta tut­to qua, nel quin­to mo­men­to, il più af­fa­sci­nan­te, che rac­chiu­de, fon­de, sin­te­tiz­za ed e­sal­ta il po­te­re de­gli al­tri quat­tro, in una sin­fo­nia e­ner­ge­ti­ca vi­vi­fi­can­te, gior­no dopo gior­no del­la tua pra­tica.

In termini pragmatici, ogni mo­vi­men­to rap­pre­sen­ta un quar­to dell´onda ci­cli­ca, lad­do­ve il vor­ti­ce non sol­tan­to ne ri-u­ni­fi­ca la se­quen­za a 360° ma – av­vi­tandosi in ro­ta­zio­ne – la pro­iet­ta in un´onda con­ti­nua, ri­chia­man­do il pro­ces­so on­du­la­to­rio stes­so che è alla base dell´e­si­stente.

Le ve­ri­tà più pro­fon­de ri­sie­do­no nel­la sem­pli­ci­tà, la più dif­fi­ci­le da con­se­guire.

Se il cre­a­to fos­se com­pli­ca­to come lo con­ce­pi­sce la no­stra i­gno­ran­za, pri­ma o poi crollerebbe se non al­tro per at­tri­to; ciò che lo ren­de tale ai no­stri oc­chi è solo un de­ri­va­to del no­stro sta­to di er­ro­re, che de­via e di­storce co­stan­te­men­te il giu­di­zio, e l´a­zio­ne che ne con­se­gue.

Me­ri­ta ri­pren­de­re al­cu­ne con­si­de­ra­zio­ni iniziali ed es­sen­zia­li. Di so­li­to è come al­zar­si in volo; sarai sa­li­to su un a­e­reo? la pri­ma sen­sa­zio­ne è la più for­te, a vol­te ec­ci­tan­te, al­tre sor­pren­den­te. Al­tre vol­te un “so­gno o son de­sto” in­con­scio crea qua­si una di­fe­sa, come dare tut­to per scon­ta­to, per il trop­po fa­cile.
Poi sei in quota, tut­to si nor­ma­lizza, e scor­re come sem­pre. Il fat­to è che quan­do sei sano non ti ac­corgi di es­se­re sano.
Non la­sciar­ti in­gan­na­re: pro­se­gui e man­tie­ni il rit­mo. Non tut­ti i gior­ni sa­ran­no u­gua­li (e quan­do mai?) ma nel tem­po non fa­rai che ac­cu­mu­la­re van­tag­gio, sa­lu­te, tal­vol­ta gua­ri­gio­ne. Vi sono mo­men­ti in cui oc­cor­re es­se­re ca­par­bi, come per al­tri fat­ti del­la vita. Non tirarti mai in­die­tro; vi sono trap­po­le o­vun­que in­tor­no a chi si ad­den­tra in zone ma­gi­che; tut­to vuol dis­suaderti, di­sto­glierti, ti di­so­rien­ta ed in­du­ce a de­si­ste­re, a la­sciar per­de­re, con ogni e­spe­dien­te dal­la stan­chez­za alla pi­gri­zia, al dub­bio e così via.
Se non ne sei con­vin­to ed è una tua scel­ta, nien­te da ri­di­re; ma se non sei cer­to di que­sto, non la­sciar­ti con­fon­de­re; tut­to ha un prez­zo, an­che il più bel re­galo.

L'ul­ti­ma SIN­TE­SI, l'e­se­cu­zio­ne vi­bratòria.

Vi è in­fi­ne un'ul­ti­ma si­mi­li­tu­di­ne che va ad in­te­gra­re quel­la de­scrit­ta: for­se più a­strat­ta o ma­ga­ri più re­a­li­sti­ca.
Come ho in­tro­dot­to in una bre­ve ma cen­tra­le se­zio­ne del li­bro, che de­scri­ve nodi e ventri di un'onda si­nu­so­i­da­le, i 4 mo­vi­men­ti non sono al­tro che le 4 rap­pre­sen­ta­zio­ni dif­fe­ren­ziate della pul­sa­zio­ne on­du­latòria nel­le sue al­ter­ne con­di­zioni, o per me­glio dire pro­spet­ti­ve di­na­mi­che:
Se si fa ri­fe­ri­men­to al ci­clo sta­gio­na­le, os­ser­veremo per con­tro una sor­ta di ri­par­ti­zio­ne ob­li­qua, che vede: Allo stesso tempo, nei pri­mi due (Ca­pri­cor­no ed A­rie­te) la te­sta go­ver­na, os­sia l'e­stre­mi­tà su­pe­rio­re del­la co­lon­na ver­te­bra­le, men­tre ne­gli al­tri due di­ri­ge l'e­stre­mi­tà in­fe­rio­re, che si i­den­ti­fi­ca con il ba­ci­no, ma fa capo al coc­ci­ge, il chakra di base.
Con l´oc­ca­sio­ne è bene far pre­sen­te che le o­scil­la­zio­ni del­la te­sta de­vo­no es­se­re più am­pie di quan­to fu raf­fi­gu­ra­to nei pri­mi­ti­vi boz­zet­ti: il men­to fino al pet­to o la te­sta più in­die­tro pos­si­bi­le: i suoi mo­vi­men­ti sono come un as­su­me­re la po­si­zio­ne di par­ten­za, per una pa­ca­ta rin­cor­sa da un lato e­stre­mo o l'al­tro, per poi con­dur­re tut­to il cor­po alla po­si­tu­ra fi­na­le ed op­po­sta a quel­la di av­vio, in ogni rito. I­nol­tre deve con­clu­de­re ogni fi­gu­ra in modo i­de­al­men­te e­ret­to, non già in­cli­na­ta ver­so l´i­ni­zio del­l´e­se­cu­zio­ne suc­ces­siva.

Oc­cor­re vi­ve­re-rap­pre­sen­ta­re que­ste 4 di­na­mi­che con­trap­po­ste nel com­pie­re i mo­vi­men­ti: pen­sa­re al loro ef­fet­ti­vo sim­bo­li­smo, agli e­stre­mi che con­ver­go­no ed all´om­be­li­co come ba­ri­cen­tro del­la co­scien­za che si ri­vol­ge al cie­lo come un´alta ma­rea e si svu­o­ta di sé come un ven­to si­len­te, o che la­scia ca­de­re ogni piog­gia; e non a del­le pre­sta­zio­ni gin­ni­che, fi­sio­lo­gi­ca­men­te più o meno be­ne­fi­che che pos­sa­no es­sere.
Giacché è dal­la loro ca­den­za che sgor­ga l´ef­fet­to rie­qui­li­bratore dei vor­ti­ci vi­ta­li sot­ti­li chia­ma­ti chakra.

  1. pri­mo rac­co­gli­men­to: fred­da Ter­ra d'In­ver­no, ri­po­so e pre­pa­ra­zio­ne; pre­sa di co­scien­za; por­ta­te le vo­stra vo­lon­tà nel­le gam­be, tese ver­so l´e­stre­mi­tà op­po­sta. La Ter­ra che o­spi­ta i ger­mo­gli del fu­tu­ro.
  2. ri­sve­glio: im­pen­na­ta nel Fu­o­co lin­fa del­la Pri­ma­ve­ra; la vo­stra vo­lon­tà sia in­centrata tra col­lo e spalle
  3. pie­nez­za: l'Ac­qua del­l'E­sta­te che dà vita ad ogni cosa ma­tu­ra­ta dal Sole; vo­lon­tà all´ad­dome,come una distesa di mare.
  4. se­con­do rac­co­gli­men­to: l'Aria di Au­tun­no, ri­fles­sio­ne nel vu­o­to, prosciugamento e sca­ri­co; vo­lon­tà dal men­to all´om­be­lico
Le similitudini sono solo po­che ed im­prov­vi­sa­te; po­treb­be­ro mol­ti­pli­car­si, se­con­do la vi­sio­ne del mo­men­to.
Con­ta l´es­se­re voi stes­si cia­scun E­le­men­to, ri­pro­dur­lo nel mo­vi­men­to così come si im­ma­gi­na che esso si e­spri­ma, la sua di­na­mi­ca, l´es­sen­za.
L´aspetto 'Rituale' con­si­ste ap­pun­to nel ri­e­vocare i com­po­nen­ti ba­si­la­ri della vita al no­stro in­ter­no vitale. Nel ci­clo com­ple­to si fon­do­no per­ciò le due fasi, at­ti­va o di a­zio­ne, il cor­po si e­spo­ne in a­van­ti, Fu­o­co-Ac­qua come Pri­ma­ve­ra-E­sta­te, quan­do l´in­di­vi­dua­li­tà si e­spri­me ap­pie­no, rac­chiu­sa dal­la pas­si­va o di ri­po­so-ri­pre­sa con Au­tun­no-In­ver­no, ove il cor­po si ri­trae, co­scien­za e vo­lon­tà si con­cen­trano.

La più efficace sin­te­si me­di­ta­ti­va è quel­la che i­den­ti­fi­ca e dà re­spi­ro co­scien­te ai quat­tro mo­men­ti con­trap­po­sti e com­ple­men­ta­ri, che rap­pre­sen­tano ed e­spri­mo­no: CON­TRA­ZIO­NE (ter­ra), E­SPAN­SIO­NE (fu­o­co), PIE­NEZ­ZA (ac­qua), SVU­O­TA­MEN­TO (aria); vo­lu­ta­men­te in­tro­dot­ti alle di­da­sca­lie del­le fi­gu­re dei mo­vi­men­ti a fine pag.3
Perciò non eseguite i mo­vi­men­ti come se ogni fi­gu­ra fos­se in­di­pen­den­te dal­le al­tre: al con­tra­rio, nel flettervi man­te­netevi co­sciensapevoli del­la con­trap­po­si­zio­ne con con­ti­nu­i­tà, sia dei pri­mi due, poi dei due contro gli altri due.

Se tut­to è ab­ba­stan­za chia­ro, non re­sta che far ri­su­o­na­re i quat­tro pas­si u­ni­fi­candoli in un u­ni­co mo­men­to: il vor­ti­ce. Ogni quar­to di ro­ta­zio­ne cir­co­la­re e­qui­va­le vir­tual­men­te ad una del­le fasi, e l´in­te­ro ci­clo li ri­per­cor­re e rin­sal­da in un po­te­re u­ni­co e co­or­di­nato.

Que­sto è a mio avvviso il prin­ci­pa­le se­gre­to, da cui sca­tu­ri­sce il po­te­re in­te­rio­re di una for­za mol­to più sot­ti­le ed im­pal­pa­bi­le, ma pro­fon­da e ri­so­lu­ti­va di mol­te pro­ble­ma­ti­che: RI­PRO­DUR­RE L'ONDA DEL SU­O­NO PRI­MI­GE­NIO con cin­que sem­pli­ci mo­vi­menti. Po­i­ché ub­bi­di­sco­no e ri­e­vocano l´or­di­ne del ci­clo vi­ta­le e lo a­li­men­ta­no in chi li man­da in onda, rie­qui­li­bran­do si­ste­ma­ti­ca­men­te i cha­kra.

Tra­sfe­ri­re ogni gior­no con po­chi ge­sti la co­scien­za ad un li­vel­lo di vi­bra­zio­ne che la ren­da par­te­ci­pe, con­sciamente o in­con­scia­men­te (giac­ché i 5 Riti fun­zio­na­no co­mun­que), dei rit­mi ed e­qui­li­bri del pia­no vi­ta­le che so­stie­ne la vita ma­te­riale, si­gni­fi­ca riu­nir­si con la pro­pria Sor­gen­te.
E non è se­gre­to mio, be­nin­te­so, ma che al­berga nel­la men­te ec­cel­sa che lo ha con­ce­pi­to, e ce lo ha fat­to per­ve­ni­re af­fin­ché po­stessimo ser­vircene con be­ne­fi­cio re­a­le, an­che e­vo­lu­ti­vo il che si­gni­fi­ca spi­ri­tuale.
Mi sono a­do­pe­ra­to per svi­sce­rar­lo, at­tin­gen­do e ri­por­tandone i trat­ti pre­sen­ti in sva­ria­te cul­tu­re, com­po­nen­ti il mo­sa­i­co del­la sto­ria de­gli u­ma­ni -ap­pa­ren­te­men­te le più lon­ta­ne da noi e tra loro, ma ve­ro­si­mil­men­te u­ni­te da que­st´im­pre­scin­di­bi­le filo, più che con­dut­tore.

Va com­pre­so e vis­su­to… fino a quan­do non ve ne sia più bi­so­gno ra­zio­na­le, il che vi la­sce­rà li­be­ri e na­tu­ra­li nell´e­se­guir­li con spon­ta­ne­i­tà, e la si­cu­rez­za del mas­si­mo ri­sul­ta­to. A pat­to, sia ben chia­ro, di non pen­sa­re ad al­tro men­tre li at­tua­te, se non al po­te­re che sta­te e­ser­ci­tan­do; il che spes­so si ri­ve­la la sfi­da più im­pe­gna­ti­va, giac­ché pen­sie­ri di ogni sor­ta si an­ni­da­no come mol­le pron­te a scat­ta­re e ri­suc­chiarvi e­ner­gia non ap­pe­na tro­va­no una por­ta an­che solo soc­chiu­sa; quan­do però sci­volerete in que­sta trap­po­la - dopo a­ve­re spe­ri­men­ta­to an­che le con­di­zio­ni mi­glio­ri -, non man­cherete di no­ta­re la dif­fe­ren­za. E di non di­men­ti­ca­re che tut­to è ci­cli­co e non po­trà splen­de­re sem­pre il sole sulle giornate di ciascuno.

Ah, di­men­ti­ca­vo: il 5° mo­vi­men­to i­ni­zi e terrmini sem­pre ri­vol­to a Sud.

Se tut­to que­sto è per voi ac­cet­ta­bi­le, bene, è quan­to ne­ces­si­ta sa­pe­re… e so­prat­tut­to fare, per ot­te­ne­re ri­sul­ta­ti sod­di­sfa­centi. Al re­sto pen­sa la For­za in Na­tura.

Se tut­to que­sto per voi ha un sen­so, sap­pia­te che ciò vi ren­derà par­te­ci­pi di un più va­sto pia­no di co­scien­za, dal qua­le trar­rà be­ne­fi­cio con il tem­po non sol­tan­to la vo­stra sfe­ra in­di­vi­dua­le, ma l´am­bien­te in cui a­gite ed an­che le per­so­ne e le at­ti­vi­tà che a voi si re­la­zio­nano.

Per chi vuol saperne di più (ven­go sol­le­ci­ta­to e­spres­sa­men­te ad e­vi­den­zia­re que­sta in­for­ma­zio­ne):
voi che avete scelto liberamente di dar forma a que­sto ri­tua­le quo­ti­dia­no per il vo­stro be­nes­se­re, te­sti­mo­ni ri­co­no­scen­ti del­la sua ef­fi­ca­cia, sia­te sem­pre con­sa­pe­vo­li che non sie­te soli, ma anzi la vo­stra de­ter­mi­na­zio­ne di­vie­ne a­nel­lo di una vas­ta ca­te­na, u­ma­na e so­vru­ma­na, o­pe­ran­te in modo da re­sta­u­ra­re l'e­qui­li­brio nel­la fre­quen­za di ri­so­nan­za pla­ne­ta­ria, che non po­che for­ze con­tra­rie si a­do­pe­ra­no in cie­lo (quel­lo fi­si­co, ma­te­ria­le) e in ter­ra per ab­bas­sa­re di li­vel­lo.
Po­tre­te ap­pro­fon­di­re – e con­si­glio vi­va­men­te di far­lo a chi è a­van­ti – pres­so que­sta mia pa­gi­na: “una Be­stia sale dal mare”, al pa­ra­gra­fo 'il ri­svol­to scien­ti­fi­co'

I 5 Riti sono uno dei po­chi mez­zi e più bril­lan­ti a di­spo­si­zio­ne, rapidi e non in con­flit­to con al­cun credo, per con­tra­sta­re il de­ca­di­men­to per mol­ti i­ne­so­ra­bi­le a cui si va in­con­tro qua­si in ca­du­ta libera. Quin­di pos­sa es­se­re il vo­stro an­che un atto di pre­sen­za e di par­te­ci­pazione.
Vor­rei che lo ram­mentaste; giacché quan­to più si cer­ca­no spie­ga­zio­ni ai loro ri­co­no­sciu­ti be­nefìci, sot­to il pro­fi­lo del­le sti­mo­la­zio­ni fi­sio­lo­gi­che, ghian­do­le etc., tan­to più ci si al­lon­ta­na dal vero. Sono tut­ti ar­go­men­ti, dif­fi­den­ze o dub­bi in­clu­si, che ra­dicano nel fat­to che non se ne tro­va al­tra spie­ga­zione con­vin­cen­te :)
L´ap­por­to e­ner­ge­ti­co vero, che re­sta­u­ra co­stan­te­men­te la vi­ta­li­tà e l´e­qui­li­brio in­te­rio­re e che i­ni­bi­sce il de­gra­do organico con­tra­stan­do co­sì l'in­vec­chia­men­to è di na­tu­ra oc­cul­ta, fos­se pure que­sta una pa­ro­la che al mo­men­to non vi dice nien­te.
L´ef­fet­to su­gli or­ga­ni pri­ma­ri, ghian­do­le etc. e per loro tra­mi­te su tut­ti gli ap­pa­ra­ti fun­zio­na­li e­si­ste, na­tu­ral­men­te, ma è solo con­se­guen­te; se così non fos­se, si po­treb­be­ro ot­te­ne­re iden­ti­ci be­ne­fì­ci con qual­sia­si al­tra pra­ti­ca e non a­vre­ste che da sce­glie­re e spe­ri­men­ta­rne di nuo­ve ogni giorno.

Non ne sie­te si­cu­ri? è nor­ma­le, ma al­lo­ra pen­sa­te al vor­ti­ce: che cosa po­treb­be in­ter­ve­ni­re di tan­to mi­ra­co­lo­so, sot­to il pro­fi­lo gin­ni­co, nel pi­ro­et­ta­re in pie­di a brac­cia a­per­te? ep­pu­re sta­te cer­ti che è il più po­ten­te dei 5! (e nem­me­no con lo yoga, indiano o tibetano ha qual­co­sa a che spar­ti­re)
Un consiglio im­por­tan­te a pro­po­si­to del vor­ti­ce: nell´e­se­guir­lo non guar­da­te mai ver­so i pie­di, nem­me­no in bas­so, ma solo in a­van­ti; man­tenete la con­cen­tra­zio­ne sull´in­ter­no del­la te­sta, o al­l´al­tez­za del­le spal­le ed al­lun­ga­te i­de­al­men­te brac­cia e mani ver­so tut­to l´o­riz­zon­te pos­si­bi­le.


Se la ti­ran­nia del tem­po non ti con­sen­te 21 e­se­cu­zio­ni, ri­du­cile a 7; a 5 poi è solo una pas­seg­gia­ta di po­chi mi­nu­ti, pur­ché que­sto ti con­sen­ta di non tra­la­scia­re nem­me­no un gior­no! e an­te­po­ni sem­pre quat­tro vor­ti­ci ai 4 mo­vi­men­ti a ter­ra; poi e­se­gui i re­stan­ti; an­che uno solo po­trà chiu­de­re come un ver­ti­ce la fa­mo­sa pi­ra­mide.
Non do­vrei dir­lo, ma così fa­cen­do ti sarà as­sai più fa­ci­le re­cu­pe­ra­re al mo­men­to giu­sto, che non se li a­vrai in­ter­rot­ti.
Con i 5 Riti, ac­qui­si­sci - più o meno per­cet­ti­bilmente - il con­trol­lo del tuo sta­to d'es­se­re; ma la più sot­ti­le do­man­da chia­ve che si ri­pro­po­ne come una mas­sa cri­ti­ca è: “per quanto tempo potrai reggerlo, prima di sci­vo­la­re nu­o­va­men­te nel­la pas­si­vi­tà a­bi­tuale?”

Per­so­nal­men­te nu­o­to in mare a­per­to per mol­ta par­te del­l'anno: que­sto mi ri­ge­ne­ra fi­si­ca­men­te, mi tie­ne in for­ma e ri­sto­ra i miei ner­vi fru­stra­ti dal la­vo­ro al­tret­tan­to con­ti­nuo al com­pu­ter. Ma quan­do non rag­giun­go la spiag­gia ed e­se­guo i Riti - nei gior­ni scu­ri, sen­za sole o con un mare pro­i­bi­ti­vo - av­ver­to con sem­pre mag­gior e­vi­den­za l'ap­por­to di un'e­ner­gia che si di­stin­gue sca­tu­ri­re da den­tro e non da a­gen­ti e­ster­ni; di un li­vel­lo di fre­quen­ze che si ma­ni­fe­sta dove l'al­tro non può giun­gere. (il che mi di­mo­stra che i 5 Riti e qual­si­vo­glia fat­to­re atletico sono cose ben di­ver­se tra loro, po­i­ché di gin­na­sti­ca ne fac­cio as­sai di più nu­o­tan­do per mez­zo chi­lo­me­tro).

La se­quen­za dei quat­tro ca­val­li? Met­tiamola così: le­tar­go e ri­sve­glio, a­sce­sa e ar­do­re, pie­nez­za ed af­fer­ma­zio­ne, ri­fles­sio­ne e svu­o­ta­men­to: è una for­mu­la fa­ci­le da ri­per­cor­re­re; i ca­val­li su e giù, men­tre la gio­stra che li fa gi­rare. Come il ci­clo di ogni gior­no di vita.

Così poni il tuo corpo in ri­sonanza, e ti sin­tonizzi con l´onda cos­mica di cui sei par­tecipe. Non pensare ad altro: mentre tu ti tendi e ti in­archi, vi sono Forze che operano an­che per te!

Al col­mo del­la sin­te­si, ten­te­rò di ri­con­dur­re tut­to il qua­dro ad un´im­ma­gi­ne es­sen­zia­le: a­ve­vo ac­cen­na­to ad un´asta me­tal­li­ca[?] sot­ti­le e fles­si­bi­le, ca­pa­ce di vi­bra­re quan­do sol­le­ci­ta­ta nei quat­tro modi de­scrit­ti, per poi ri­tor­nar­se­ne di­rit­ta.
O la cor­da di uno stru­men­to mu­si­ca­le, per ren­de­re l´idea del­la vi­bra­zione.
Per far sì che produca un suono dovremo prima tendere e fissarne i due estremi, no? e dopo potremo percuoterla e farla vibrare nel­la zo­na cen­trale!
L´asta, o la cor­da, sarebbe la spi­na dor­sa­le con due e­stre­mi­tà: pie­di, che si­mu­la­no il ples­so sa­cra­le, e mani, pro­pag­gi­ni vir­tua­li del­la te­sta; gam­be e brac­cia in­fat­ti sono solo leve ac­ces­so­rie.
Ho cer­ca­to a lun­go una si­mi­li­tu­di­ne più a­dat­ta, ma non l´ho an­co­ra tro­vata.

Le due pagine seguenti fu­ro­no pub­bli­ca­te nel 2009 pres­so altervista.org come ar­go­men­ti pa­ral­le­li di e­stre­mo in­te­res­se per un pos­si­bi­le di­bat­ti­to, che però non ho mai a­vu­to modo di se­gui­re d a­li­men­ta­re. In­tro­du­co­no a loro vol­ta il tema di base, fis­san­do al­cu­ni a­spet­ti di ap­pro­fon­di­men­to più o meno al mar­gi­ne del­la trat­ta­zio­ne, ma per nien­te marginali. Le riproduco integralmente, con una breve sin­te­si di ag­gior­na­men­to sul mio per­cor­so, nel­la pri­ma; e po­che va­rian­ti di a­dat­ta­men­to al sito. Non le ag­giornerò pres­so al­tervista.org, la­scian­do così in­va­ria­te le date o­ri­gi­na­li di upload.



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